Racconto Nove #12

“Cambiamento di paradigma (o scienza rivoluzionaria) è l’espressione coniata da Thomas Kuhn nella sua importante opera La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962) per descrivere un cambiamento nelle assunzioni basilari all’interno di una teoria scientifica dominante. Il concetto di scienza rivoluzionaria è messo in contrasto con la sua idea di scienza normale. (…) Secondo Kuhn, siamo in presenza di una rivoluzione scientifica quando gli scienziati incontrano anomalie che non possono essere spiegate dai paradigmi universalmente accettati, all’interno dei quali s’era sviluppato il progresso scientifico. Il paradigma, nella visione di Kuhn, non è semplicemente la teoria corrente, ma l’intera visione del mondo nel quale la teoria esiste e tutte le implicazioni che ne derivino. Un paradigma è basato sulle caratteristiche del panorama della conoscenza che gli scienziati possono identificare attorno a loro. Ogni paradigma ha le sue anomalie, sostiene Kuhn, che sono spazzate via come livelli d’errore accettabili, o semplicemente ignorate e neglette (l’argomento principale usato da Kuhn per refutare il modello di falsificabilità di Karl Popper come motore decisivo del cambiamento scientifico). (…) L’espressione cambiamento di paradigma, intesa come un cambiamento nella modellizzazione fondamentale degli eventi, è stata da allora applicata a molti altri campi dell’esperienza umana, per quanto lo stesso Kuhn abbia ristretto il suo uso alle scienze esatte. Secondo Kuhn “un paradigma è ciò che i membri della comunità scientifica, e soltanto loro, condividono” (La tensione essenziale, 1977). A differenza degli scienziati normali, sostiene Kuhn, “lo studioso umanista ha sempre davanti una quantità di soluzioni incommensurabili e in competizione fra di loro, soluzioni che in ultima istanza deve esaminare da sé” (La struttura delle rivoluzioni scientifiche). Quando il cambio di paradigma è completo, uno scienziato non può, ad esempio, postulare che il miasma causi le malattie o che l’etere porti la luce. Invece un critico letterario deve scegliere fra un vasto assortimento di posizioni (es. critica marxista, decostruzionismo, critica in stile ottocentesco) più o meno di moda in un dato periodo, ma sempre riconosciute come legittime. Dagli anni ’60 l’espressione è stata ritenuta utile dai pensatori di numerosi contesti non scientifici nei paragoni con le forme strutturate di Zeitgeist.”

In riferimento alla vicenda scientifica e umana di Ludwig Boltzmann, si riporta un estratto da Le Scienze Blog (20/2/2009) 20 Febbraio 1844: buon compleanno, Ludwig!:

“Ludwig Boltzmann nacque a Vienna il 20 Febbraio, martedì grasso, durante il gran ballo del Carnevale del 1844: l’istante movimentato della sua venuta alla luce fu spesso chiamato dallo stesso Boltzmann come giustificativo per l’irrequietezza che lo accompagnò per tutta la vita. Non aveva un carattere facile, era frequentissimamente soggetto ad attacchi di depressione, e la sua vita fu caratterizzata da lunghi e feroci contrasti professionali. Boltzmann vedeva gli atomi, li sentiva presenti e reali, e capaci di giustificare quasi ogni difficoltà contro la quale si scontrava la fisica dei suoi tempi. Mach rifiutava l’ipotesi atomica, come la maggior parte dei fisici del suo tempo, e lo scontro fra i due assunse connotazioni spiacevoli, visto che finirono con il non potersi più sopportare, anche al di là dei rapporti professionali. (…) All’idea di Boltzmann si ribellarono non solo gli “energetisti” come Mach e Ostwald, ma, anche se in maniera meno aggressiva, anche grandissimi teorici come Maxwell, che pure veniva idolatrato da Ludwig. (…) Nell’ottobre del 1906, Ludwig Boltzmann era in vacanza a Duino, vicino Trieste. Attese che la moglie e la figlia andassero in spiaggia, e poi si impiccò. La tradizione vuole che le ragioni del suicidio siano proprio da ricercarsi nella continua e sempiterna frustrazione professionale, nel non vedere riconosciute come valide e geniali le sue intuizioni, prima fra tutte, appunto, l’ipotesi atomica.”

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