Sorpresa e istinto

“Deinde ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.”

Ordo confessionis

(Nella foto, Giotto, Confessione della donna resuscitata, 1295-1299)

Certo che le ragazze sono ancora a scuola. Passo a prenderle più tardi, prima l’una e poi l’altra, come siamo rimasti d’accordo stamattina. Quando le ho portate a scuola, in macchina erano tutte e due allegre ed eccitate perché oggi erano preparatissime con i compiti. La piccola mi ha recitato ancora la poesia che ripete da due giorni. Filastrocca di primavera. Filastrocca di primavera / più lungo è il giorno, / più dolce la sera. / Domani forse tra l’erbetta / spunterà qualche violetta: / Oh prima viola fresca e nuova / beato il primo che ti trova, / il tuo profumo gli dirà, / la primavera è giunta, è qua. / Gli altri signori non lo sanno / e ancora in inverno si crederanno, / magari persone di riguardo, / ma il loro calendario va in ritardo. Gianni Rodari. Bravissima, le ho detto, brava brava. Dieci e lode. Mi ha fatto un inchino e non la finiva più di ridere. Anche la grande ha applaudito, poi ha voluto ripetere anche lei qualcosa. Va bene, le ho detto, cosa mi vuoi raccontare? Ti voglio raccontare della scuola nell’antico Egitto, ti piace? Moltissimo, ho risposto, non ne so proprio niente. Per imparare a leggere e a scrivere i segni geroglifici occorrevano molti anni di studio. A scuola il maestro dettava i geroglifici per ore e ore e gli alunni si esercitavano a scrivere su pietre o tavolette di legno, usando cannucce di giunco o pennelli intinti nell’inchiostro nero o rosso. Gli scolari, tutti maschi, erano solitamente figli di persone ricche; era raro che i bambini poveri andassero a scuola, perché iniziavano presto ad aiutare i padri a lavoro. Le bambine non sapevano quasi mai leggere né scrivere: aiutavano la madre in casa e imparavano a cucinare e a cucire. Ecco, ho concluso, mi ha detto, come sono andata? Anche tu sei stata bravissima, le ho detto, anche tu da dieci e lode. La piccola ha applaudito, brava brava. Voi bambine siete contente invece, ho chiesto, di poter andare a scuola e di imparare a leggere e scrivere? Certo, ha risposto la grande, noi siamo come i ragazzi maschi, ma io voglio anche imparare a cucinare, bene come mamma. E io voglio anche imparare a cucire, come mi ha fatto vedere mamma, quando ha cucito la vestina nuova alla mia bambola, si è inserita la piccola. Abbiamo fatto proprio un buon lavoro con loro, sane, belle, brave e giudiziose. Non ne sei del tutto convinta? Lo so che sono disordinate, non me lo ricordare ancora una volta, soprattutto la più grande. Lasciano in giro i giochi e gli oggetti che prendono, la carta delle caramelle e i bricchi dei succhi di frutta, i quaderni e i libri dei compiti. Non fanno i letti da loro e lasciano in disordine i vestiti che si tolgono e quelli che provano prima di vestirsi. È soprattutto colpa mia, sì, la conosco la tua teoria. Io non ti supporto nei tuoi rimproveri verso di loro, mi metto in mezzo, le proteggo, non sono autoritario, non riesco a farmi obbedire, addirittura qualche volta scelgo di mettere a posto io le loro cose e di fare io i loro letti, viziandole ulteriormente, e non per far un piacere a loro ma per non sentire te che le strilli. Che dire, non vogliono farlo, dico e ripeto che devono, ma sai come sono loro, sanno che mai e poi mai le prenderei a botte o le punirei, quindi non lo fanno. Dici che non mi rispettano? Non credo sia questo. Mi sembra che mi vogliano un gran bene, lo sento e lo vedo, parliamo molto, ci scambiamo punti di vista, mi ammirano anche in qualche caso, seguono molti miei consigli e molti miei insegnamenti, ma sul disordine non riesco a convincerle, stanno sulle loro posizioni, resistono con tutte le loro forze, disperatamente e ad oltranza. Tuo padre non l’avrebbe certo permesso, dici? Dovevi rigare dritto. Inutile ripeterti che io sono un’altra persona, ho altre idee e altri modi, sono diverso, probabilmente non migliore, solo diverso, ma è inutile, so che per te sono addirittura peggiore, di gran lunga. Forse lui è più capace di me a mantenere la disciplina in casa, con pugno di ferro, ben amalgamando dolcezza e autorità, come piace a te. È per questo che l’hai scelto? O è stato lui a scegliere te? Magari sua moglie è un po’ come me, quindi è stato lui a vedere in te la donna col pugno di ferro che desiderava avere per casa, capace di gestire a perfezione casa e figli, di armonizzare dolcezza e severità. Ma forse c’è anche qualcos’altro oltre a questo, oltre ai figli. Certo che mi ricordo quella volta che ho messo a bollire la pentola sul fornello del gas come mi avevi detto per telefono, ma poi quando sei arrivata hai trovato ancora l’acqua fredda, non era successo niente, non avevo acceso il fornello. Ti ho chiesto scusa, ma mi hai tolto la parola per una settimana, la figlia grande faceva da messaggera tra di noi, per le comunicazioni strettamente indispensabili. Sì, anche quella volta che ci hanno fatto la multa perché la revisione alla macchina non era stata fatta da oltre tre anni. Me l’avevi anche ricordato alcuni mesi prima, poi ancora poche settimane prima. Naturalmente, riconosco che è stata colpa mia. Confesso, confesso tutto, tutte le altre volte che ho avuto la testa tra le nuvole, come dici tu, chissà mai a cosa sarò stato a pensare in quelle circostanze, hai ragione, sbadato, smemorato, distratto, disattento, senza i piedi per terra. Però sono in grado di fare delle spese al supermercato, devi ammetterlo, latte, pane, yogurt, biscotti, uova, banane, mele, prosciutto, acqua e anche una bottiglia di vino bianco. Certo, solo se mi scrivo la lista, ne convengo, altrimenti mi dimentico le cose, oppure magari non trovo proprio quello che ho scritto e quindi ti chiamo per avere indicazioni sulla variante da fare. Inutile dirti che io ho una memoria ottima per certe cose e debole per altre, che forse non catalizzano a sufficienza la mia attenzione, peggiorerei le cose, me l’hai già detto altre volte. Che ci posso fare, sono fatto così. Tu se sei entrata nella casa di qualcuno una sola volta, anche dopo venti anni ricordi la piantina a memoria, dov’è la cucina, dove le camere da letto, dove il soggiorno, a che piano si trova e l’esposizione, mentre io dopo cinque minuti che ne sono uscito ho già cancellato tutto. Dovrei sapere io quello che c’è da comprare? Ho capito, lo dici sempre, meno esecutore e più protagonista, più gestore dei bisogni della casa, certo. Lui sarà abilissimo nella spesa, immagino, saprà cosa è necessario comprare, quando comprarlo, dove comprarlo, il supermercato dove costano meno la frutta e il pane, quello dove costano meno gli affettati e i formaggi, dove è più conveniente trovare le bevande di marca, dove fanno il tre per due per i prodotti per le pulizie, la lavatrice e la lavastoviglie. Sua moglie non deve dargli indicazione dettagliate, anzi non preoccuparsi affatto degli acquisti per la casa, se ne occupa lui direttamente, si diverte addirittura, come un gioco, un passatempo. Il sole nel cielo è una palla di fuoco, / sarà mezzogiorno, mezzogiorno di… cuoco. / E vedendo la “Carne Montana” che stringo, alè! / Vengon tutti a mangiare da Gringo. / Mangiate Montana, è carne ben scelta; / così in gelatina è pratica, svelta / in tipo normale o da esportazione, / in casa, all’ aperto, in ogni occasione. / Così nutriente, appetibile e sana è carne ben scelta, è carne Montana. Così si fa, preparato, deciso, infallibile. Lui sì che è un uomo, un vero uomo. Ci sono anche le premesse perché a letto sia un animale perfetto ed instancabile, efficiente e determinato. Che mi dici, è così lui a letto? Magari è solo per questo che l’hai scelto, vedo che ha anche un bel fisico. In fondo tutto il resto è sovrastruttura, sovrabbondante, accessorio, marginale, ridicolo, inutile, superfluo, tutto si riduce alla fine alla pura carnalità animalesca, sesso e riproduzione. Sono cinico, dici? Stronzo pure. Va bene, va bene. Probabilmente sa anche cucinare e fare le pulizie di casa. Anzi, forse gli piace proprio rendere la casa perfettamente linda e pulita. Togliere il tappeto, passare l’aspirapolvere, spostare i mobili, lavare a puntino con quanto basta di candeggina. Deve poi essere un esperto nello spolverare, prodotti giusti e tecnica precisa, senza far rompere niente. Quasi come tuo zio, il modello perfetto, il marito perfetto che tutte le donne vorrebbero avere. A cucinare sarà un maestro, a preparare squisiti manicaretti per le tue delicate papille gustative, il tuo raffinato olfatto, il tuo sensibile stomaco, il tuo soave tatto e la tua esperta vista. Io so cucinare le uova all’occhio di bue, come sai bene, mi piace cucinarle da me. È fondamentale spostare la patina di albume dalla superficie del tuorlo, delicatamente, evitando che si rompa il tuorlo, quindi assicurarsi che non ci siano sacche di albume liquido in giro e qualora ce ne fossero disperderle e amalgamarle col resto dell’albume in cottura. È un lavoro delicato, ne converrai, a te non è mai venuto bene. Ultimo in classifica, sono sempre stato inserito, tra i mariti. Dici che sto facendo la vittima? Dimenticavo, alieno ai lavori manuali, soprattutto in casa. Ignoro volutamente la cosa principale, dici? Non sono affettuoso con te e non esterno gesti di piacere e amore nei tuoi riguardi, né in pubblico e né in privato. Capisco, è grave davvero. Inutile ripeterti che comunque ti amo, ti ho sempre amato e ti ho scelta perché mi piaci tanto, oppure mi hai scelto tu, ma non ha importanza. Da come mi comporto non ti amo, dici. Da ultimo in classifica. Ti assolvi, quindi. Ego me absolvo a peccatis meis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen. Niente di buono, quindi secondo te non ho fatto niente di buono durante la nostra vita matrimoniale, addirittura nella mia intera vita probabilmente, è tutta da cancellare, buttare, azzerare. Ma non ti ho fatto forse vivere bene col mio lavoro, col mio impegno nelle cose che so fare e mi interessano, con le cose in cui ho memoria, con le cose nelle quali non sono distratto? Una bella casa, comodità di molti e svariati generi, la signora delle pulizie almeno una volta la settimana, anche per stirare, spese voluttuarie spesso e volentieri, vacanze e viaggi. Niente di che, dici. Tutto normale, il minimo sindacale, niente di cui potermi vantare, quindi. Tutte le altre mancanze sono di gran lunga predominanti, sovrastanti, prevalenti, la montagna e il topolino, dici. Mi viene il sospetto che tu sia arrivata già da tempo al confine con l’odio nei miei confronti, anzi, probabilmente il confine l’hai già oltrepassato da tempo. D’altra parte il confine è quasi sempre tutt’altro che una semplice linea o un muro, è una vasta terra di nessuno, nella quale occorre inoltrarsi e continuare a camminare per giorni, nutrendosi di insoddisfazioni, delusioni, inquietudini, rivalse, piccole vendette, insofferenze, frustrazioni, disillusioni, solo a quel punto lo si oltrepassa per non essere poi più reversibile. Quindi ecco che è arrivato lui, l’angelo a braccia aperte, comprensivo e aitante, perfetto e antitetico, idoneo anche a farmi un occulto dispetto, occulto perché da me ignorato. Troppo intellettuale, dici? No, mi correggo, è eccessivo, hai ragione. Facciamo intellettualistico, cerebrale, razionale, palloso, ecco, palloso è la parola giusta. Troppi libri, troppi, non c’è più dove metterli, ma che ci sarà poi da leggere in tutti quei libri, sempre le stesse cose, inutili orpelli, inutili sovrastrutture cerebrali alla struttura pratica della vita. E poi sempre a leggere, la sera, il pomeriggio, il sabato, la domenica, al mare, durante i viaggi, durante le ferie, basta, basta, ossessivo, ossessione. Qualche giorno ti brucio tutti i libri, hai detto una volta, non velata, ironica, terribile, iconoclasta minaccia. Ricordo che l’onda d’urto della frase mi arrivò addosso come un fiume in piena, vidi roghi di libri in tutte le parti della casa, ricordai roghi di libri nella storia, oltraggio al pensiero, alla vita, alle idee, agli uomini, al mondo e al creatore, se creatore c’è stato. Vacillai e solo con un grande sforzo di razionalizzazione e di incredulità riuscire a riemergere dalla bolla priva d’aria nella quale ero caduto, a fare un sorriso ironico e incredulo, scettico e superiore. Hai provato addirittura a scrivere, mi hai detto, come non bastasse leggere, leggere, leggere. Leggere e scrivere, scrivere, addirittura, leggere e anche scrivere. E quindi hai fatto la somma di tutte le mie mancanze, delle mie imperizie, più leggere e scrivere, quindi il totale è stato lui. Semplice operazione la somma, non ha praticamente limiti di fattibilità, alla portata di tutti, porta immediatamente al risultato, alle conclusioni, all’azione. Ma che lui non sappia addirittura leggere e scrivere, mi chiedo. Sarebbe la perfezione assoluta, l’apoteosi della vendetta. La vendetta deve essere servita fredda, su base del contrappasso. Già, parli proprio tu di vendetta, mi dici. Hai ragione. Che vuoi farci, ci sono cascato anch’io, ma in fondo sei proprio tu a dire che sono tutt’altro che perfetto. Ma sarà stata vendetta la mia, mi chiedo? Penso, rifletto e mi chiedo. Ora, a mente fredda. A mente fredda si ragiona meglio, in maniera più razionale, più distaccata e cauta. Sarà stata proprio vendetta la mia? No, non posso non concludere che non sia stata affatto vendetta. Solo sorpresa e istinto, incredulità e irrazionalità, solo questo. Non l’avrei mai neppure immaginato, ritenuto possibile, che ci potesse essere un lui. Dici che peggioro le cose così? Addirittura ti sottovaluto e ti offendo non ritenendoti allettante per un lui? Altra mia deficienza, va bene. Torniamo all’istinto, alla concitazione del momento all’irrazionalità, al pensiero obnubilato. Magari ho solo fatto inconsciamente anch’io una somma, una somma delle tue tante cose dette nei miei confronti, più lui, quindi ho ricavato il totale. Ad una velocità infinita, per istinto. Sorpresa più istinto, ecco. Dici che sono io adesso ad assolvermi? Sono pazzo? Forse. Pronto? Polizia? Sì, via Pavese 74. Sorpresa più istinto. Stamattina ho accompagnato a scuola le mie due belle figlie e sono andato al lavoro. Dopo un’oretta mi sono accorto che avevo dimenticato a casa un documento urgente. Sono tornato a casa. Ero appena entrato che ho sentito dei rumori provenienti dalla camera da letto. Non doveva esserci nessuno. No, mia moglie anch’essa al lavoro. Ho preso la pistola dal cassetto chiuso del mobiletto nell’ingresso. Sì, regolarmente denunciata. Sono andato con cautela verso la camera da letto e li ho visti, mia moglie e lui, avvinghiati. Ho sparato. Tutto il caricatore. Sorpresa e istinto. Come? No, sto qui fermo e non mi muovo. Sono seduto in poltrona e li guardo. Ci parlo. Arrivate subito? Grazie. Ancora un favore. Volevo farlo io più tardi, ma forse è meglio di no. Passate anche alla scuola qui vicino, a prendere le mie figlie, siate buoni con loro, dite loro che le voglio tanto bene, è stato solo sorpresa e istinto. Ego me absolvo a peccatis meis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

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