Il divano in pelle

“13 luglio 1793. Marie Anne Charlotte Corday al cittadino Marat. Basta che io sia tanto infelice per aver diritto alla vostra benevolenza.”

(Nella foto, Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793)

Probabilmente il caldo eccessivo è una delle situazioni concepite per fornire agli uomini un assaggio delle pene infernali, non può essere altrimenti. Come d’altra parte il freddo eccessivo, ovviamente, ma essendo l’inferno il luogo del fuoco eterno per antonomasia, l’associazione riesce più immediata nel primo caso che nel secondo. L’aria condizionata, di conseguenza, diventa un peccato di negazionismo del maligno, forse. Sono qui in penombra disteso sul divano in pelle, traspirante, trasversalmente sulla penisola, come gesto estremo contro il negazionismo ma tuttavia alla ricerca di un momentaneo refrigerio, che si configuri però come veniale in termini di trasgressione. Niente cuscino, allungato fino alle ginocchia, con le gambe ciondolanti sull’orlo. Aumentare la superficie di contatto per un maggior sollievo impone il braccio destro proteso in alto, disteso lungo il cuscino della penisola, e il braccio sinistro penzoloni lungo il fianco, aderente alla pelle. Come il braccio di Marat, quello di David non quello di Munch, con la differenza marginale che quello è il braccio destro mentre il mio è quello sinistro e la differenza sostanziale che Marat è morto mentre io sono vivo, credo. Il soffitto è bianco. Chiudo gli occhi, associo bianco e il desiderio di fresco, neve bianca, sinestesie al lavoro. I maiali muoiono con la neve e il freddo, così che insaccati e prosciutti si secchino bene, nel fumo e nel gelo.

(…)

Il racconto è integralmente incluso nel libro Escursioni, pubblicato ad aprile 2022.

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