Due birre

“Comincio a chiedermi se questa nuova amicizia mi faccia bene. Forse avrei bisogno di distrarmi, di allegria, di pensare positivo, piuttosto che della sbronza triste.”

(Nella foto, Vincent van Gogh, Boccali da birra – 1885)

È incredibile quanto riesca a farmi imbestialire certe volte, col suo modo di fare tra l’ingenuo e il provocatorio, al confine tra la stupidità e una sospetta erudizione. Sarei tentato di trovare il modo di aprire quella sua graziosa testolina per provare a sistemare qualche rotella rotolata fuori posto, sostituire qualche valvola, tarare qualche neurone, sbloccare qualche condotta sinaptica ostruita. Non che io mi ritenga un genio della conoscenza o un eccelso comunicatore, tutt’altro, ma almeno credo di essere dotato di equilibrio, buon senso e misura nell’esprimermi. Ma come si fa a credere e sostenere con assoluta convinzione che la terra sia piatta, contro ogni evidenza scientifica e ogni consolidata opinione, deridendomi inoltre per la mia supposta ottusità nel non voler recepire tale rivoluzionario annuncio? Come è possibile ritenere con incrollabile perseveranza che dietro ogni possibile accadimento, dai virus al buco dell’ozono, al divorzio di Bill Gates e al riscaldamento climatico, ci sia un complotto israelita o della CIA o dei cinesi o dei russi o di alcuni o tutti di essi, secondo ogni sorta di combinazione, compatendomi per la mia incapacità di cogliere le evidenze dei segnali deboli? Come diavolo si può credere e cercare di convincere gli altri, me nello specifico, che Einstein fosse solo un fantoccio manovrato da interessi svizzero-sionisti per inquinare le carte della scienza e distogliere l’attenzione dalle controversie politiche in Medio Oriente, dal nascente stato di Israele? E sempre con quell’aria di parlare ad uno stupido sprovveduto, ad un povero fesso. Il mio vicino di scanno, qui al bancone del pub, annuisce con convinzione, mostrando in tal modo il suo interesse al mio argomentare, il sostegno alle mie tesi, sebbene non credevo di aver parlato ad alta voce, non ci conosciamo, né lui conosca la signora alla quale alludo.

(…)

Il racconto è integralmente incluso nel libro Un gioco nel fango, pubblicato a gennaio 2023.

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