Un gioco irriverente

“Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.”
Il deserto dei Tartari (D. Bussati)

(Nella foto, Dino Buzzati)

Sorvolando con la mente i deserti rocciosi del nord, quasi come Mullins che ballava nudo nel campo della mente, senza peraltro voler paragonare la mia mente alla sua, mi accorsi all’improvviso di trovarmi nei pressi della Fortezza Bastiani. Solo un attimo di indecisione, poi mi fu perfettamente chiaro che non potevo lasciarmi sfuggire quell’occasione, dovevo fare quello che andava fatto. Naturalmente, non ero direttamente interessato alla Fortezza, il luogo delle attese e della speranza, la maga Circe che incanta e che seduce, ma alla locanda dove Giovanni Drogo era morto, il luogo della pace e dell’epilogo. Forse faccio in tempo a trovarlo ancora vivo, pensai, quindi decisi di dirigermi verso la locanda, virai e in men che non si dica planai sul piazzale là davanti. E in effetti, fortunatamente, era ancora vivo, seppure apprestandosi ad affrontare con dignità la Morte. “Coraggio, Drogo, questa è l’ultima carta, va incontro alla morte da soldato e che la tua esistenza sbagliata almeno finisca bene. Vendicati finalmente della sorte, nessuno canterà le tue lodi, nessuno ti chiamerà eroe o alcunché di simile, ma proprio per questo vale la pena. Varca con piede fermo il limite dell’ombra, diritto come a una parata, e sorridi anche, se ci riesci. Dopo tutto la coscienza non è troppo pesante e Dio saprà perdonare.” È questo finale che mi ha sempre lasciato l’amaro in bocca, fin da quando ho conosciuto Giovanni Drogo, molti anni fa. Certo, è nobile e dignitosa la rassegnazione alla Morte, è mirabile riuscire a oscurarne “l’agghiacciante volto” e mutarla “in cosa semplice e conforme a natura”. Mi piace però molto di più il Giovanni Drogo che “diede invece subito ordine di partire”, senza aspettare l’incerto arrivo del comandante Simeoni.

(…)

Il racconto è integralmente incluso nel libro Un gioco nel fango, pubblicato a gennaio 2023.

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