Il pestaggio

“Mi fa paura quella parola che mi faceva paura anche allora e che ho voluto fortissimamente scritta a caratteri cubitali al binario 21 del Memoriale della Shoah a Milano: INDIFFERENZA. L’indifferenza è stata colpevole allora perché non ci si può difendere da chi volta la faccia dall’altra parte, si cerca di difendersi da chi è violento, ma non da chi fa finta di non vederti e di non vedere. Ed è lo stesso pericolo che c’è anche oggi.”

Liliana Segre

(Nella foto, il Memoriale della Shoah di Milano)

Dalla finestra della camera riusciva a vedere le chiome degli alberi del parco dell’ospedale, ma solo la parte superiore, quasi fossero siepi, e in lontananza un enorme palazzone, alla cui sinistra, ma più distante, si distingueva un palazzo ancora in costruzione. Uccelli non se ne vedevano oppure, se c’erano, volavano più in alto o più in basso di quanto la sua visuale mostrasse. Forse più probabile in basso, rifletté, visto che ormai gli uccelli, soprattutto i gabbiani, amano stazionare in basso, nei pressi degli avanzi di cibo, dei rifiuti, contendendosi il nutrimento con gli altri cacciatori a quattro zampe, topi, cani, gatti o cinghiali che siano. Mutamenti delle abitudini dettati dall’abbondanza, dall’inciviltà e dalla cattiva amministrazione, non poté esimersi dal pensare. La zona gli era abbastanza nota nella sua struttura generale, ma non l’aveva mai guardata da quella specifica prospettiva, quindi non riusciva a orientarsi granché. Per esempio, il palazzo ancora in costruzione che vedeva, quale era dei tanti che stavano nascendo là nei dintorni? E il palazzone era quello della Regione o quello dell’Inps? Non è che poi riuscisse a vedere molto bene dall’occhio destro, il che contribuiva ad una visione alquanto sfuocata del tutto. Almeno però era vicino alla finestra, entrava un’aria gradevole e la luminosità era buona, contrariamente che all’altra estremità della stanza, vicino l’entrata, dove solo la perenne luce accesa dava chiarore e  dove l’aria era intrisa degli umori dell’ospedale.

(…)

Il racconto è integralmente incluso nel libro IBRIDIZZAZIONI, pubblicato a settembre 2019.

6 Comments

  1. Oh Luigi! Questa volta mi hai commossa fino alle lacrime. Hai toccato il mio tallone d’Achille! Questo è un tema che mi sta a cuore moltissimo tant’è che lavoro con una associazione socio culturale, proprio per combattere l’indifferenza.
    Il tuo racconto è bellissimo. Mi ha molto colpita il fatto che il protagonista, consapevole dei propri limiti, si definisse persino “incline al compromesso”… una persona normale quindi, secondo ciò che io intendo. Una persona normale che non può non intervenire, non può e non deve restare indifferente.
    Avrei fatto come il tuo “eroe”, avrei picchiato duro, malgrado tutte le fragilità dei miei anni.
    Complimenti Luigi, davvero di cuore. Questo tuo racconto è prezioso!

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    1. I tuoi commenti ai mie racconti sono sempre un appuntamento che aspetto con ansia. Sei troppo gentile con me, come sempre.
      Quello che volevo trasmettere è proprio che noi tutti, persone normali, dobbiamo non restare indifferenti, pur con le nostre paure, i nostri limiti e fragilità. E non solo a vantaggio di chi ha bisogno, ma per noi stessi, per poter a buon diritto definirci uomini (o donne).
      Ancora un grazie.

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      1. Talvolta ritardo nella lettura, per problemi agli occhi. Soffro di una congiuntivite che non posso curare in quanto allergica a ogni farmaco. Devo dunque centellinare le mie letture, in generale. Cosa che mi crea rabbia e disagi. Riguardo ai libri ho risolto con kindle che non ha retroilluminazione e gestisco la grandezza del carattere. WordPress non ha ancora una versione kindle. Ma sappi che comunque ti seguo e sempre con immenso piacere. So bene che ogni tuo racconto troverà in me grande risonanza!

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