Dolcezza e fedeltà

“Un contesto, quello della realtà delle relazioni affettive, nel quale perdere la testa, contorcersi e dibattersi come in balia delle onde durante un mare in burrasca.”

(Nella foto, Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, 1917)

La ricetta per la felicità della coppia è una sola, aveva sempre sostenuto suo nonno, trovare una donna che sia dolce e fedele. La dolcezza, la gentilezza, le buone maniere, il buon cuore insomma, sono l’essenza di una donna, che unite alla fedeltà verso il proprio uomo fanno di lei una compagna perfetta. Indubbiamente la dolcezza deve essere accompagnata dalla fedeltà, altrimenti viene a mancare il rispetto, la lealtà e la fiducia. Per quanta dolcezza possa lei possedere, la sua frammentazione tra più uomini ne intacca l’entità e il valore. È però altrettanto vero che la fedeltà da sola, senza la dolcezza, si rivela monca, al confine con l’appropriazione indebita, quasi l’anticamera dell’arbitrio verso il compagno, il sopruso sui sentimenti e le azioni. Inutile dire che l’assenza di dolcezza dell’animo, l’acredine e l’acidità, il livore e la malignità, la cattiveria e il rancore, la volgarità e l’insolenza, accompagnate per di più dall’infedeltà, costituiscono il limite opposto, il buco nero dell’infelicità, il dolore, la sofferenza, l’angoscia e l’insoddisfazione. La bellezza, poi, Dio ci guardi dal farne il timone della felicità in una coppia! La bellezza di una donna, la sua avvenenza, pur essendo una delizia per gli occhi e tutto il resto che ne consegue, oltre che volatile e transitoria, se slegata dalla grazia e dall’armonia, dalla dolcezza e dalla bontà d’animo, dalla fedeltà e dalla lealtà, non è che un mito vuoto e fatuo. Questo gli diceva sempre suo nonno, con parole e sfumature diverse, a seconda della verbosità del momento e delle loro reciproche età. Quando lui era ragazzo e suo nonno ancora gagliardo, i concetti e le parole erano più semplici ed essenziali, lineari e basilari, netti e sobri. Man mano che lui cresceva e suo nonno invecchiava si andavano elaborando e arricchendo, complicando e crescendo in difficoltà, fino and arrivare ad essere un groviglio di elaborazioni barocche e sfumate, verso gli ultimi anni della vita da una parte e della gioventù piena dall’altra. Grand’uomo era suo nonno, era stato un faro per la sua crescita e maturazione.

Tuttavia, com’era prevedibile, la sua prima relazione sentimentale ebbe origine da una sua infatuazione per la bellezza di una ragazza. Bella lo era davvero, di quelle che fanno girare la testa agli uomini, quindi lui mise da parte ogni scrupolo e ogni insegnamento, si gettò a capofitto nell’ardua impresa di conquistarla. La concorrenza era molta e agguerrita, ma la sua determinazione o forse solo il fatto che la fortuna si schierò dalla sua parte ebbero la meglio. La ragazza ricambiò le sue attenzioni, scelse lui fra i tanti. Lui toccò il cielo con un dito, felice e invidiato. Furono giorni di ardore e di follia, di orgoglio e spensieratezza. Poi la sua apparente dolcezza virò sull’indolenza, sull’insoddisfazione e il rimpianto, le attenzioni diminuirono, le occhiate furtive verso altri uomini presero a comparire, bugie e strane manovre diversive divennero via via più frequenti, fino a risultare palese che c’era ormai qualcun altro che la interessava, che la fedeltà era venuta meno, che tradimenti erano in atto. Fu lei stessa a confessarlo spontaneamente, a certificare la fine di quella relazione avventata per entrambi, a rivendicare la sua libertà di intraprendere strade sentimentali alternative, promettendo ricordo e amicizia eterni. Lui la mandò al diavolo, con un gesto di estremo orgoglio, riprese la sua strada, si disperò e infine finalmente risorse. Quando uno si scotta col fuoco tende a starne lontano, ma poi torna gradualmente ad avvertire la mancanza del tepore che il fuoco concede, il piacere del calore che ti penetra nel corpo e nelle ossa. Lui tornò quindi inevitabilmente ad interessarsi alle donne, prima con cautela, poi sempre più spavaldamente. Qualche avventura estemporanea, qualche approccio finito male, poi arrivò l’interesse fulmineo per una nuova ragazza. La notò in compagnia di un’altra donna, più vistosa e disinibita, ma lei appariva infinitamente più interessante, con un tocco da signorina perbene e intellettuale. Sfoderò le sue armi migliori, i suoi modi e il suo sapere, si mostrò brillante e ironico, attento e paziente, seppe ascoltare e comprendere, fino a conquistarla nella mente e nei sensi. Seguirono giorni di felicità e dolcezza, condivisione e dialogo, passione e progetti sul futuro. Lei guardava solo lui, non gli interessava nessun altro uomo. Le complicazioni covavano però sotto la cenere, evidentemente. Lui scoprì l’esistenza in lei di comportamenti che scoprì rientrare in quelli diagnosticabili come disturbi esplosivi intermittenti. La sua dolcezza e il suo autocontrollo a volte venivano meno, sfociando improvvisamente in reazioni estremamente rabbiose e aggressive di fronte a situazioni normalmente gestibili, quasi fosse una bambina capricciosa. La prima volta che questo accadde fu durante una cenetta intima alla quale lei lo aveva invitato, a casa sua, per sfoggiare le sue abilità in cucina. Lei gli aveva chiesto di passargli delle uova e lui, nel passargliele, maldestramente ne aveva fatto cadere due a terra. Fu come avesse commesso l’irreparabile, lei cominciò a gridare furiosamente, dandogli dell’imbranato, dell’incapace e dello stronzo, intimandogli di pulire tutto immediatamente, con straccio, aspirapolvere e lucidatrice. Lui aveva ubbidito silenziosamente, confuso e umiliato. Aveva appena finito che lei lo aveva abbracciato convulsamente, chiedendogli infinitamente volte scusa per la sua irruenza e per i suoi modi bruschi, addossando la colpa allo stress da lavoro, promettendogli dolcezza eterna. Neanche due mesi dopo la cosa però si ripeté, a fronte di un suo ritardo ad un loro appuntamento, dovuto ad un blocco del traffico a causa di un incidente. Fu investito da rimproveri e invettive, insulti e imprecazioni. Restò incapace di reagire e spiegare, sopraffatto da tanta veemenza. Poi lei virò improvvisamente di umore, ritornò in sé, chiese comprensione e perdono, indulgenza e assoluzione, promise infinita gentilezza. Lui comprese in che guaio stava andando a cacciarsi, si tirò indietro, peccando forse nei modi, di mancanza di fiducia e lungimiranza, ma salvando la sua serenità ed il suo equilibrio. Le comunicò per telefono che non se la sentiva di continuare una relazione esposta a tali salti di umore, chiudendo poi immediatamente la comunicazione, evitando così i rischi di una esposizione fisica e verbale alla sua probabile minacciosa reazione. Elaborò più facilmente il lutto, questa volta, consapevole di averla scampata per il rotto della cuffia. Si impose di muoversi con maggior cautela per il futuro, ripetendo a sé stesso che la dolcezza fosse la qualità da perseguire prioritariamente, costi quel che costi. La passione lo invase ancora qualche tempo dopo. I modi gentili di una ragazza molto carina lo catturarono una sera ad una festa di amici. Condivisero una piacevole conversazione, qualche risata e qualche drink. Poi lei gli chiese se gli andasse di accompagnarla a casa, in maniera diretta e niente affatto ambigua, come fosse una cosa naturale e conseguenziale della convergenza di interessi che era venuta ad instaurarsi. Rimase un po’ spiazzato dall’iniziativa della ragazza, non perché non lo desiderasse, ma perché inaspettata e forse inconsciamente convinto che fosse lui quello al quale l’iniziativa sarebbe a rigore dovuta toccare. Raccolse l’invito e l’accompagnò, andando anche oltre la porta di casa, dopo una garbata specifica richiesta, che ritenne doverosa per recuperare il diritto della prima mossa, secondo prassi e convenzioni. Passarono momenti piacevoli e intensi. Si videro ancora, a cena, a teatro e a passeggio, consapevoli entrambi del sentimento che si andava instaurando. Un pomeriggio, giorno nel quale si erano sentiti al telefono nella mattinata, scambiandosi amorevoli chiacchiere, lui si aggirava per negozi per alcuni acquisti quando inaspettatamente la vide, a passeggio sottobraccio ad un altro uomo. Lei non fu affatto contrariata nel vederlo, anzi lo salutò affabilmente, gli stampò un bacetto sulle labbra e fece le reciproche presentazioni. Dopo alcuni convenevoli di rito lo salutò di nuovo e insieme all’altro ripresero la loro strada. Rimase di sasso, sconcertato, non sapendo cosa pensare, incapace di razionalizzare l’accaduto. Passò il resto della giornata e la notte chiedendosi il perché e il per come, dubitando perfino della realtà dell’incontro vissuto, lacerandosi nella gelosia e nella rabbia. La mattina dopo le telefonò e le chiese di vedersi, cosa che fu possibile solo all’ora di pranzo. Le chiese immediatamente spiegazioni, l’interrogò addirittura, con veemenza e acredine. La sua reazione fu invece garbata e dolce, mostrò comprensione e pazienza, ma fu tuttavia ferma e chiara. Lei provava un sincero sentimento per lui, desiderava che la loro relazione continuasse e maturasse ulteriormente, ma allo stesso tempo reclamava il diritto ad una sua autonomia di vita, sentimentale compresa, cosa che trovava giusta in via teorica e pratica, ovviamente da parte di entrambi. Rimase sbigottito, di nuovo disorientato e confuso, incapace di replicare ad una istanza di razionalità che cozzava con le sue convinzioni più profonde, atavicamente pervase di criteri di esclusività e forse possesso. Ma le sue parole dolci, la sua logica stringente, i sentimenti espressi e la purezza di intenti ben manifesti lo convinsero a mettere da parte le sue rimostranze, a condividere il suo pensiero, a ritenere che la loro relazione avesse ancora un futuro. Naturalmente fu come nascondere la polvere sotto il tappeto, come sarebbe stato ovvio pensare. La seconda volta che la cosa si ripeté, che lei comunicò in maniera naturale che si sarebbe vista con un altro ragazzo, lui esplose nella rivendicazione delle sue ragioni alternative, nelle sue convinzioni radicate di dovuta esclusività e fedeltà nella coppia. Non era fatto per questo tipo di relazione, sostenne, non era pronto, forse. La lasciò, con lei che piangeva e si doleva per la di lui incapacità di comprendere la sua posizione e i suoi sentimenti. Il costo della dolcezza poteva ben essere eccessivo, in fondo.

Quello che nelle parole di suo nonno era sembrato sufficientemente chiaro come concetto fondamentale, pur nelle sue elaborazioni della tarda età, nel passaggio dalla potenza all’atto, dalla tesi alla prassi, si rivelava essere più evanescente, dai confini meno distinti, più arduo da implementare. Gli ricordava le difficoltà incontrate da studente in alcune materie scientifiche, come la fisica. Per ogni contenuto disciplinare, dalla cinematica alla dinamica, dalla termodinamica all’elettromagnetismo, dalle onde alla fisica moderna, gli avevano trasmesso decine di formule, di relazioni funzionali tra le grandezze in questione. Le teneva ben scritte, bel raccolte e documentate, ordinate e pronte all’uso, le aveva addirittura memorizzate e incasellate al posto giusto nella sua mente. Eppure, nella maggior parte dei casi, quando si trovava di fronte ad un esercizio non banale, diventava impotente, non sapeva quale delle formule scritte nei suoi quaderni e presenti nella sua memoria doveva tirar fuori e utilizzare, come legarle l’una con l’altra, come manovrarle al fine di trovare la luce, la strada verso l’obiettivo, ottenere la soluzione desiderata. Nella realtà dei fatti, purtroppo, la gentilezza non sembrava essere un concetto dicotomico, oscillante tra il gentile e il non-gentile, ma possedeva delle sfumature di continuità, delle gradazioni intermedie ed estreme. Lo stesso poteva dirsi per la fedeltà, incapace di identificarsi con l’alternativa fedele non-fedele, con un flusso di varianti semantiche e attuative. Per di più, venendo alla molteplicità delle loro reciproche interazioni, non si trattava di individuare semplicemente i punti di intersezione, come con le caselle degli scacchi o gli elementi di una matrice, come con le coordinate cartesiane su un piano. Era come se non di un piano si trattasse, ma di una superficie curva e fluttuante fatta di un liquido denso, le cui coordinate non fossero per lo più rigidamente definite, ma avessero vita propria, si dilatassero e si contraessero nel tempo, con le circostanze e quasi a loro piacimento. Un contesto, quello della realtà delle relazioni affettive, nel quale perdere la testa, contorcersi e dibattersi come in balia delle onde durante un mare in burrasca. Eppure le relazione affettive, d’amore, esistono e ne è piena la vita, sufficientemente felici per durare mediamente anche a lungo. Una ricetta deve pur esserci, la ricetta di suo nonno doveva pur avere un fondo di verità e una sua qualche validità applicativa. Il suo futuro affettivo, la possibilità che anche per lui si aprissero le porte di una relazione sentimentale felice e duratura, magari tale da contemplare il mettere al mondo dei figli, si presentava incerto. Ancora una volta, dopo un periodo di totale e voluto distacco dal genere femminile, seguito da un interesse altalenante e superficiale, da amori effimeri e frivoli, incappò in una donna che gli fece recuperare la speranza. Incappò è proprio il verbo giusto, visto che le si scontrò addirittura, vagando pensieroso tra gli scaffali di un supermercato nell’affannosa ricerca di mettere insieme il più decentemente possibile quanto periodicamente la sua esistenza da single gli imponeva, dal punto di vista alimentare, abitativo e logistico. Lei accolse benignamente le sue scuse, si mostrò perfino divertita dall’accaduto, quasi maternamente comprensiva delle sue difficoltà operative, lo guardò con i suoi occhi limpidi e luminosi, si offrì addirittura di aiutarlo nell’impresa alla quale era intento, che appariva seriamente al di sopra delle sue capacità pratiche. Lui manifestò tutto il suo imbarazzo, si prodigò in umilianti scuse, recepì istantaneamente quanto nell’insieme lei fosse incantevole e interessante, gentile e premurosa, dolce e garbata, recuperò coraggio e intraprendenza, oratoria e dialettica, pregò il Signore che lei fosse sentimentalmente libera. Certe volte le cose sembra che avvengano naturalmente, senza intoppi, come per magia, forse per predestinazione o per intervento di un destino benevole, si incanalano in un percorso agevole e rilassante. Si piacquero fisicamente e spiritualmente, intellettualmente e moralmente, scoprirono comunanza di intenti, interessi comuni da condividere e interessi differenti dei quali rendersi reciprocamente partecipi. Lui recepì garbo e lealtà, gentilezza e fedeltà, assaporò l’estasi e si sentì felice di vivere, guardò con fiducia e spensieratezza al futuro. La loro vita insieme era un idillio. Si sentiva amato e coccolato, compreso e apprezzato, ammirato e gratificato. Avvertiva quanto le attenzioni che lei gli riservava fossero naturale ed esclusive, un privilegio solo a lui concesso, che nessun altro uomo avrebbe mai potuto rivendicare, alle quali nessun altro avrebbe mai potuto avere accesso.

Come naturale conseguenza, la serenità sentimentale e la totale consapevolezza della dedizione e fedeltà da parte di lei lo resero caratterialmente più sicuro nella vita, progressivamente più spavaldo, più audace. Nell’ambiente di lavoro risultava più deciso e autorevole, nelle chiacchiere con gli amici più brillante, nel portamento e nei modi più interessante. Un effetto addizionale, forse logicamente ovvio, fu che anche altre donne lo scoprirono di gran lunga più desiderabile, più appetibile. E lui, lusingato e stuzzicato da tali attenzioni, cadde preda dell’infedeltà, senza veramente volerlo, quasi per gioco, per un eccesso di autostima. Ne provò rimorso, lo trovò inspiegabile e deplorevole alla luce della pienezza della sua felicità sentimentale, si ripromise di non cadere mai più nell’errore, si strinse se possibile ancora di più alla sua magnifica partner, alla sua amata, pur non trovando il coraggio di confessarle l’accaduto. Ma poi ci ricadde, irretito da sottili e sensuali attenzioni femminili, probabilmente anche eccitato dall’idea della trasgressione. Accadde più volte, in un’altalena di sbagli e pentimenti. Inevitabilmente ad un certo punto lei scoprì la cosa, del tutto casualmente, senza averlo non solo mai sospettato ma neppure immaginato possibile. Ne soffrì oltre ogni misura, senza tuttavia perdere la sua compostezza, la sua dolcezza. Dichiarò la sua delusione, non chiese spiegazioni e non diede clemenza, asserì che per lei la fedeltà in una relazione era fondamentale, insieme alla dolcezza. Lo lasciò immediatamente. Lui rimase sgomento, pianse e si disperò, consapevole che solo a sé stesso doveva la responsabilità di quanto era accaduto, dei suoi errori. Ripensò alla ricetta di suo nonno e ne trovò la falla. La felicità della coppia può ben consistere nel trovare una donna che sia dolce e fedele, ma altrettanta dolcezza e fedeltà deve essere donata, devono essere qualità di ambo le parti, inevitabilmente. Gli venne anche naturale porsi la domanda, alla quale non era più possibile avere una risposta, era stata felice sua nonna?

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